Coucou? Hai comprato il pane?

I francesi lo fanno meglio. Ecco, l’ho detto.
Prometto: non solo malato di esterofilia. Giuro: non ho amici, parenti o ex-fidanzate oltralpe.
Ma per quanto riguarda il mondo del pane e la sua valorizzazione e qualità, i francesi – purtroppo – ci umiliano.
Ci lanciano farina negli occhi.

Un paio di settimane fa ero in Francia e, in bella mostra affisse sulle vetrine dei panifici e qua e là per le vie delle città, ho visto queste locandine.

Coucou? Tu as pris le pain?

Campagna marketing interessante. Moderna. Accattivante. Belle foto. Bel lettering. Supportata da un sito web sintetico ma ben fatto. L’obiettivo è scontato: riportare i francesi nelle panetterie a comprare il pane.

Nemmeno i boulangers se la passano bene, dopotutto. Le vendite del pane sono in calo un po’ dappertutto in Europa, Francia e Italia compresa. I motivi sono diversi: cambio dei consumi, più tempo passato fuori casa, meno attenzione al momento della colazione (e in Francia, a colazione, di solito si mangia-va il pane), mode alimentari passeggere, diete, intolleranze, manie. Noi dimentichiamoci la qualità.
Per ultimo metterei il prezzo.
Il calo delle vendite del pane non è un problema di prezzo. Ecco, l’ho detto.

Poi, c’è qualcuno che dice che il calo delle vendite del pane sia dovuto a “tutti quegli sfigati che fanno il pane in casa”. Preferisco non commentare.

Non vedono la baguette che è nel loro occhio.

Cosa fanno in Francia, allora?
Un campagna di marketing. Qualche concorso social. Un bel sito. Comunicati stampa.
Niente di che, lo sappiamo. Niente che possa aumentare le vendite del pane come farebbe AUMENTARNE LA QUALITA’. 
Come mai che i panettieri bravi hanno la fila?

Tutto sommato, però, è qualcosa. Un movimento comune che parte dagli artigiani per dire: noi ci siamo.
E, sopratutto, che vuole spostare l’idea del pane da un movimento settario anni ’80 a qualcosa di nuovo, moderno, giovanile.
Il pane è prodotto della tradizione. E’ farina. Mani. Caldo e fuoco. 
Non è possibile però esimersi dall’attualizzarne la comunicazione.
(E magari, aggiungo io, semplificare la burocrazia. Ma questo vale per tutto in Italia).

Qui in Italia ci proviamo. Siamo più indietro, però. Molto più indietro.
Sopratutto, tranne alcuni piccoli e remoti casi illuminati, il divario tra panettiere e consumatore è enorme.
C’è distacco, diffidenza.
Poca chiarezza.

Lo sapete che in Francia c’è una legge che differenzia per bene i termini levain (pasta madre) e levure (lievito di birra), così che in etichetta si capisca bene cos’è con pasta madre e cosa con lievito compresso (di birra)?

In Italia è tutto lievito naturale? 

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Una risposta a “Coucou? Hai comprato il pane?

  1. Quant'è vero. Qui da noi le bustine di lievito di birra possono pregiarsi della dicitura "lievito naturale", cosa che contribuisce ad aumentare la confusione di chi magari si avvicina al mondo della panificazione.Vorrei aggiungere che uno dei motivi per i quali qui in Italia il pane viene comprato di meno è che ci sono pochissime panetterie che vendono pane di qualità. Di solito, almeno qui a Roma, il pane della panetteria è oRendo. Mi dispiace, ma è così 😦

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