Trebbiatura a Demonte

Lo scorso 3 agosto alcuni amici della Comunità del Cibo piemontese hanno raggiunto la Borgata Salerin in Valle Stura di Demonte, rispondendo all’invito di Roberto Schellino che in questa valle coltiva farro ed antiche varietà di frumento.

Come sappiamo la meccanizzazione dell’agricoltura ha prodotto il progressivo abbandono della cerealicoltura nella aree di montagna: la scelta del sito di coltivazione dipende ormai dalla possibilità di mietere con la mietitrebbia, che non è in grado di spingersi in quei luoghi impervi ed al limite del bosco dove un tempo arrivavano le terrazze coltivate.

E’ invece lì che Roberto decide ancora di spingersi adottando vecchi metodi agricoli ma senza nascondere il desiderio di sperimentare nuove tecnologie come alcune piccole mietitrebbie di produzione cinese non ancora importate in Italia.

Il difficile accesso alle parcelle coltivate lo costringe ad utilizzare una vecchia trebbia manuale Heinrich Lanz  riportata in funzione e ritratta nella foto sotto.

Due manovelle attraverso…
un moltiplicatore di giri azionano un rullo dentato che, battendo le spighe, ne libera i chicchi i quali si accumulano insieme alla paglia alla base della trebbia.

Abbiamo tentato di trovare informazioni su questo attrezzo che Roberto ha recuperato in una precedente esperienza in Valle Maira. L’unica traccia trovata è questo video che ne mostra uno simile conservato all’Open Air Museum Roscheider Hof di Konz. Ad ulteriore testimonianza ecco la foto del gruppo al lavoro.

Il grano trebbiato viene raccolto in grandi sacchi di juta e si dovrà poi aspettare una giornata ventosa per soffiarlo e liberarlo così dalla paglia. Il grano è della varietà Gentil Rosso che la nostra Comunità del Cibo ha imparato ad apprezzare. Le rese del cereale su questi terreni di montagna sono ridotte ma a sicuro vantaggio degli aspetti organolettici.

Ringraziamo quindi Roberto e la sua famiglia per aver condiviso con noi questa esperienza e chiudiamo questo breve resoconto ricordando l’attività che Roberto conduce come coordinatore nazionale della Campagna per l’Agricoltura Contadina. La sua testimonianza è stata anche raccolta nel film documentario The Last Farmer, prodotto dalla ONG M.A.I.S. Il film esplora e denuncia le drammatiche conseguenze del neoliberismo e della globalizzazione sulla vita dei piccoli contadini nel mondo.

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