Kamut, continuiamo a approfondire…

Continuiamo oggi il nostro approfondimento sul Kamut con la seconda parte dell’intervista.
Spero che abbiate apprezzato la complessità dell’intervento e di come il mio obiettivo (finora) sia stato quello di fare chiarezza su un tema e su un prodotto circondato da un alone di mistero, confusione, “frasi fatte” e leggende metropolitane.

In questa seconda parte di domanda la nostra attenzione si concentra più sull’aspetto di filiera di questo marchio, approfondendo quindi quanto incida una filiera così lunga nel prezzo finale del prodotto e come siano trattati gli agricoltori inseriti nel progetto.

Inoltre, comincia un secondo approfondimento sulla “biodiversità”, su cui io e Kamut abbiamo idee diverse, purtroppo.
Per ora leggete, e, se avete voglia, commentate.

Grazie dell’attenzione.

6-    Come sono trattati gli agricoltori del nord-america che coltivano Kamut?
Bob Quinn, agricoltore biologico, è il fondatore del programma KAMUT e le fondamenta del nostro programma continuano ad essere anche oggi i nostri agricoltori. Seguiamo le pratiche del commercio equo e li coinvolgiamo nel programma il più possibile. La maggior parte di loro continua a lavorare con noi ed è molto fedele. C’è sempre anche una lista d’attesa di altri agricoltori che vorrebbero aderire. Fra le altre cose, ogni anno in Canada ospitiamo una serata di celebrazione e ringraziamento, durante la quale presentiamo idee e approfondimenti su temi quali le tecniche agricole, la preparazione del terreno, la rotazione delle colture, la gestione delle piante infestanti, e conferiamo un premio ai migliori agricoltori in diverse categorie. Incoraggiamo i nostri agricoltori a mangiare ciò che loro stessi producono e suggeriamo loro come farlo. Sul nostro sito c’è un video che mostra come preparare i cereali per la colazione! In estate si svolge un altro raduno, nel quale, oltre al pranzo, si condividono esperienze e tecniche di agricoltura biologica, utili ad aumentare la qualità della produzione di grano a marchio KAMUT. Collaboriamo costantemente con gli agricoltori: visitiamo molti di loro per assisterli in qualunque domanda o problematica possano avere in relazione alla coltivazione o alla raccolta del grano khorasan KAMUT. È fondamentale che il lavoro dei nostri agricoltori abbia successo e sia sostenibile affinché il nostro intero programma abbia successo e sia sostenibile. In aggiunta, stiamo attualmente sviluppando un sistema di piccolo gruppi per la produzione di olio di semi, da vendere ai ristoranti locali per poi recuperlo usato e reimpiegarlo nelle singole aziende agricole come carburante per le macchine. L’obiettivo è che il grano a marchio KAMUT sia il primo cereale coltivato prevalentemente facendo uso di carburante rinnovabile. Non appena questo sistema sarà perfezionato, saremo lieti di condividerlo, in modo che tutti gli agricoltori possano scegliere di prodursi il proprio stesso carburante e rendersi più indipendenti possibile dai giganti del petrolio.
7-    Quali sono i prezzi all’origine per un cereale la cui farina viene venduta al pubblico a oggi a prezzi superiori di 5 € al kg?
Senza scendere nel dettaglio, possiamo dire che la filosofia del progetto KAMUT è sempre stata quella di mantenere i prezzi stabili (per almeno un anno), distaccati dai normali cicli dei prezzi delle materie prime. D’altra parte, non possiamo controllare le decisioni commerciali dei nostril clienti trasformatori e sul mercato si possono vedere grandi differenze di costo, nonostante all’origine il grano sia stato venduto allo stesso prezzo. In generale vorremmo anche esprimere la nostra convinzione che negli ultimi decenni nel panorama generale le rese produttive sono aumentate, mentre i valori nutrizionali e i prezzi del cibo sono diminuiti (di solito a spese degli agricoltori), il fast food è aumentato, così come i costi della sanità anche per via dell’aumento delle diagnosi di malattie. Crediamo che tutte queste osservazioni debbano essere messe in relazione e che questi fatti siano collegati gli uni agli altri. Per quanto ci riguarda, noi vogliamo produrre cibo ricco di proprietà e che promuova un’alimentazione sana, invece che concentrarci solo sul cibo a basso costo, a spese di chi lavora tanto sodo per produrlo. Il nostro obiettivo è di fornire un prodotto di alta qualità a un prezzo che sia ragionevole per I nostri clienti e che permetta agli agricoltori e agli altri lavoratori di ricevere un prezzo equo per il loro impegno. In altre parole, speriamo di aiutare la gente a capire che se non dovessero pagare tanto per medicine e sanità a causa di un’alimentazione sbagliata, potrebbero permettersi di pagare un po’ di più per un cibo ricco di proprietà nutrizionali e capace di favorire una buona salute, evitando poi molte spese mediche. Seguiamo la filosofia di Ippocrate: “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo”.
8-    Che differenza c’è tra il grano Kamut e il Triticum Turgidum ssp. Turanicum?
“KAMUT” è il nome del marchio usato per identificare una particolare linea mai ibridata (e priva di OGM) dell’antica varietà di Triticum turgidum ssp. Turanicum. Il marchio registrato significa che il grano è sempre prodotto e certificato biologico e ad alti standard qualitativi. Triticum turgidum ssp. Turanicum è semplicemente il nome scientifico della sottospecie, il cui nome comune è khorasan, che esiste nel mercato ma senza alcuna garanzia di purezza o qualità.
9-    Se la risposta è “nessuna”, posso coltivare il Triticum Turgidum ssp. Turanicum in Italia per avere una produzione a livello locale?
La risposta alla domanda 8 è “c’è differenza”. A differenza delle giganti compagnie di produzione di sementi che possiedono i brevetti dei loro semi GMO, li ricaricano di prezzi alti e non consentono di coltivare a nessuno, tranne coloro che comprano tali semi da loro ogni anno, noi non rivendichiamo alcuna proprietà sul grano, bensì lo consideriamo un regalo offertoci dal Creatore. Perciò, chiunque è libero di coltivare questo grano ovunque e venderlo o usarlo comunque desideri. Tuttavia, noi siamo proprietari del marchio registrato KAMUT che utilizziamo per garantire specifiche peculiarità ai nostri clienti, come precedentemente spiegato. Quindi, concediamo l’uso di questo marchio solo a chi soddisfa I requisiti per le garanzie promesse attraverso il marchio.
10-    Qual è l’impegno della Kamut Enterprise nella savaguardia della biodiversità globale?
Noi incoraggiamo decisamente la diversità nel sistema alimentare. Crediamo che alcuni dei problemi che alcune persone riscontrano con il cibo siano dovuti proprio all’eccessivo consumo di un gruppo limitato di alimenti. Allo stesso tempo suggeriamo di mangiare grano khorasan KAMUT alle persone affette da ipersensibilità al frumento, così come incoraggiamo altri cereali alternativi, perché mangiare sempre le stesse cose può favorire nuovi fastidi. Stiamo conducendo varie ricerche mediche per capire perché le persone con ipersensibilità alimentare possono mangiare questo grano e siamo convinti che i risultati che otterremo saranno applicabili anche ad altre antiche varietà. N.B.: quando parliamo di sensibilità, ci teniamo a sottolineare, come poi di seguito approfondiremo in risposta alla domanda 15, che il grano khorasan KAMUT contiene glutine, quindi non è adatto a chi soffre di intolleranza al glutine o celiachia. Crediamo anche che il nostro marchio sia d’aiuto a preservare questo antico cereale e a proteggerlo da incroci con il grano moderno, o peggio ancora, dall’essere geneticamente modificato. Noi incoraggiamo la diversità e la rotazione delle colture anche fra i nostri agricoltori; che del resto è uno dei fondamenti di un sistema biologico sostenibile. E lo facciamo aiutandoli a trovare buone colture per la rotazione e non permettendo loro di coltivare grano a marchio KAMUT in più del 25% dei loro terreni ogni anno.
11-    Ho sentito parlare di grano Saragolla, di grano Graziella Ra, anch’esso purtroppo marchio registrato. Questi sono uguali al Kamut?
Come abbiamo precedentemente spiegato, KAMUT è un marchio, non il nome di una varietà. A quanto ci risulta Saragolla è il nome comune di un vecchio tipo di grano duro. Graziella Ra è invece un altro marchio, ma sicuramente con garanzie e standard qualitativi diversi da quelli offerti dal grano a marchio KAMUT.
12-    Non pensate che la vera salvaguardia della biodiversità di un grano “antico e salutare” sia la condivisione delle conoscenze e una cultura partecipativa volta a migliorare la qualità e le tecniche produttive contenendone i costi?
Come abbiamo già spiegato, questo è esattamente il nostro obiettivo, così come confermato dalla nostra filosofia, oltre che dal nostro impegno e dalle nostre azioni. Per esempio, diffondiamo il nostro programma e ciò che abbiamo appreso in diversi articoli di ricerca scientifica, sul nostro sito, in conferenze presso università o fiere alimentari sia in America che in Europa, come il Biofach in Germania e il Rimini Wellness in Italia, ma anche in forum internazionali sponsorizzati da IFOAM in Germania o Terra Madre in Italia. Siamo membri dello Slow Food Movement, di cui condividiamo fermamente l’impegno nella salvaguardia della biodiversità e del patrimonio di piante e cibi.
(continua…)
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16 risposte a “Kamut, continuiamo a approfondire…

  1. Grazie per la chiarezza, ma come spesso capita qui si parla politichese, ovvero, dire le cose partendo da presupposti inversi.Il presupposto principale è che al consumatore VIENE FATTO CREDERE che il kamut sia un tipo di grano, e non un marchio.Un saragolla naturale, come come altri Triticum, sono come il Kamut, oppure (ma va là?) possono essere pure migliori. – MA costa la metà. – E i soldi vanno ai contadini e non ai marchi registrati delle multinazionali.Sembra poco?

  2. Caro Anonimo, prima cosa, che non mi stancherò mai di ripetere: firmatevi i commenti.In secondo luogo, come detto, questa è la risposta della Kamut. Poi arriveranno i miei commenti.Intanto grazie per i tuoi commenti, sono utili per produrre poi le mie valutazioni finali.

  3. penso all'impatto che ha importare il Kamut dalla zona di produzione all'Italia, da sempre "granaio" d'Europa …. anche questo ha un costo, in termini di inquinamento, risparmio, tempi di fruizione

  4. "Crediamo anche che il nostro marchio sia d’aiuto a preservare questo antico cereale e a proteggerlo da incroci con il grano moderno, o peggio ancora, dall’essere geneticamente modificato."E qui sta l'inghippo. La parola marchio. Ossia business. Per preservare l'antico cereale bastava un'associazione, che ci vuol proprio poco a farla.Cesare

  5. Mi sono occupato qualche tempo fa del Kamut e della sua storia (invenzione pubblicitaria dello spacciarlo come grano del faraone compreso) per la rivista Le Scienze ma non ho mai messo online l'articolo sul mio blog.Riguardo al punto 9, quando Quinn registrò il marchio anni fa (e un marchio non scade mai) registrò anche la varietà vegetale corrispondente (diciamo che fece una specie di brevetto, come si fa comunemente con molti vegetali ne più ne meno che come per gli OGM che citano spesso nelle risposte).Ora, siccome questo tipo di protezione brevettuale dura solo una ventina d'anni, ormai è scaduta, ma per tutto questo tempo non solo non si poteva usare il nome Kamut, ma neppure coltivare quella varietà senza il loro permesso.

  6. Ciao Dario,anzitutto è un onore saperti su questi lidi (sono un grande lettore del tuo blog…lettore, non fan :-)))Puoi aiutarmi a capire meglio?Quindi se io coltivavo Triticum turgidum ssp. Turanicum fino a qualche anno fa rischiavo? O ti riferisci alla Q-77 di cui devo aver letto da qualche parte?Grazie di tutto.Pensi si possa recuperare l'articolo su Le Scienze? Mi dai le coordinate?

  7. Ciao,sono una vostra nuova adepta, sto provando a fare la pasta madre e non so se ci riuscirò!!!! Vorrei però, se possibile, un chiarimento: il kamut può essere consumato da una persona che usa gli anticoagulanti?Grazie

  8. Mi bastano i lettori. I fan li lascio a Petrini ;-)La versione apparsa sulla rivista è un estratto dell'articolo completo che apparirà nel mio prossimo libro. L'articolo è uscito nel 2011 ma non ricordo il mese. Ti metto qui il pezzo========Kamut®, un grano dall’origine incertaL’industria alimentare negli ultimi anni ha scoperto i cosiddetti “grani antichi”: particolari varietà o specie di grano che da decenni o secoli sono state abbandonate dal punto di vista commerciale perché poco produttive. Pasta e prodotti da forno (pane, biscotti, torte…) che contengono miscele di queste farine sono solitamente commercializzati spingendo l’immagine “naturale” e le loro presunte proprietà nutrizionali. Il cereale tra questi di più successo è sicuramente il Kamut®.La leggenda (probabilmente inventata ma sicuramente accattivante) racconta che un pilota militare americano dopo la seconda guerra mondiale abbia trovato in una tomba egizia una manciata di semi vecchi di 4000 anni. Nel 1949 trentasei chicchi vennero regalati ad un amico che li spedì a suo padre, un agricoltore del Montana. Quei semi vennero piantati e miracolosamente germinarono. Quel grano, portato in giro per le fiere agricole del Montana negli anni ’60 come curiosità, con i suoi chicchi enormi, venne soprannominato “grano del faraone Tut”. Nel giro di poco tempo la novità scemò e quel grano venne dimenticato. Nel 1977 una scatola di quei semi venne recuperata nello scantinato di un amico dalla famiglia Quinn, agricoltori del Montana che lo seminarono e ne moltiplicarono i semi. Nel 1987 Bob Quinn decise di usare un nome egizio per commercializzare questo grano. Consultando un dizionario dei geroglifici egizi nella biblioteca locale accanto alla descrizione di grano e pane trovò la parola “kamut”. Il 3 Aprile 1989 Quinn registrò il nome Kamut® e fondò quindi la Kamut International. Nel 1990 è stata poi ottenuta la protezione di quella varietà registrandola all’USDA assegnandole il nome ufficiale di QK-77. Kamut® quindi non è il nome di una specie ma un marchio registrato usato nel mondo occidentale per commercializzare con un nome esotico questo grano. Il Kamut® è una varietà di grano modernamente classificato come Triticum turgidum ssp. turanicum, descritto per la prima volta nel 1921, chiamato anche “grano orientale” o grano Khorasan, dal nome della provincia dell’Iran dove ancora si coltiva. Pare che questo grano abbia avuto origine nella regione turca dell’Anatolia e, sebbene mai coltivato intensivamente, è arrivato sino a noi spesso coltivato in zone marginali dell’Asia e del nord Africa. Da lì, probabilmente, una manciata di semi è finita nel Montana. Una analisi del DNA pubblicata nel 2006 suggerisce che il Khorasan possa forse essere un ibrido tra il Triticum polonicum (un’altra specie di grano) e il comune grano duro.Chiunque può coltivare del grano orientale: basta che si rivolga ad una delle banche di semi in varie parti del mondo che lo conservano e chiederne i semi, però non lo può chiamare Kamut®. La sua produzione e uso infatti è regolata dalla Kamut International: deve avvenire in modo biologico certificato e rispettare una serie di norme. Ad esempio non è possibile fregiarsi del marchio Kamut® per una pasta che lo contenga in miscela con grano duro. Per il pane invece non ci può essere più del 50% di frumento, e deve essere segnalato in etichetta. In passato si è sostenuto che i grani antichi come il Kamut® non contenessero gli allergeni che danneggiano la membrana intestinale nei pazienti celiaci e sensibili al glutine. In realtà studi recenti hanno dimostrato che questa ipotesi è falsa e che non ci sono differenze, da questo punto di vista, tra il comune frumento e il kamut® che quindi va evitato dai celiaci. In più, test in vitro e in vivo non hanno trovato differenze nel potenziale allergenico con il normale frumento e quindi anche chi ha una sensibilità o allergia seria al grano dovrebbe evitare di consumarlo.Questo non stupisce considerata la stretta parentela genetica tra il kamut® e il comune grano duro.

  9. Sì, mi riferisco alla QK-77. L'ha registrata esattamente come oggi qualsiasi azienda sementiera registra pomodori, grano o altro.La sua (di Quinn) genialità è stata quella di far passare l'idea che il "Kamut" è una specie, oltra alla faccenda della tomba egizia

  10. Grazie Riccardo, molto interessante leggere il punto di vista della Kamut… dalla quale anch'io però dissento. Grazie anche a Dario per l'approfondimento!

  11. buongiorno a tutti da Quito, vi spiego brevemente perché giuro solennemente non consumare mai piú un kg di farina di kamut, la farina, poveretta, non mi ha fatto niente di male, non mi ha laciato il malocchio o ammazzato il gatto..ma:1) Mi da fastidio l' idea d una farina che é monopolizzata: non la si puó seminare dappertutto per ragioni d patenti e allora la facciamo pagare cara…tanto ci saranno sempre persone disposte a comprarla. forse per il fatto di vivere in sudamerica per tanti anni e aver visto per esempio i danni ambientali causati da Chevron nell' amazzonia Equatoriana, tendo a generalizzare che sono poche le multinazionali che "giocano pulito"..ma é un fatto che la Chevron adesso sta tirando fuori le unghie visto che un processo di 8 anni la obbligherebbe a una indennizzazione di circa 20 migliardi di dollari allo stat Equatoriano…2) Sono uscito dal tema delle farine e ci voglio tornare..quando 3-4-5 anni fa in Italia é scoppiato il "boom" della panificazione casalinga, era anche per un motivo di indole economia, mi sembra quindi un po contradditorio spendere ciffre non indifferenti in farine care, se l' idea originale era risparmiare un po sullo stipendio e allo stesso tempo ottenere un prodotto di una buona qualitá…3) Mi sto ricordando un articolo di qualche mese fa pubbicato da Riccardo dove metteva in evidenza l' importanza di consumare farine locali, prodotti locali….ma se allora utilizziamo un Kamut o una Mabitoba pur dichiarandoci disposti a usare farine magari macinate a pietra, non facciamo il doppio gioco?4) Ultimo punto ma non meno importante…qualche mese fa ho chiesto che mi portassero dall' Italia un kiletto di kamut ma tutto sommato, ne sono rimasto deluso: non l' ho trovata particolarmente gustosa anche se piacevole da lavorare a mano….e allora, fare spendere ad amici o parenti degli euro per qualcosa che non mi fa impazzire? Chi me lo fa fare? Se vogliono spendersi qualche euro, la prossima volta chiederó loro qualcosa di tipicamente piemontese ( beh, non la bagna caoda…i piemontesi che mi leggono capiranno a cosa mi riferisco).Bene, credo di aver concluso…sperando di non aver gettato troppa legna sul fuoco. Buona panificazione e buon weekend a tutti

  12. il paragone con la Chevron mi sembra un po' fuori luogo… Un conto è una impresa che organizza la sua produzione in almeno due paesi diversi, che è il significato letterale di multinazionale. E un conto è un biasimevole colosso dal budget maggiore di quello delle economie dei paesi in via di sviluppo in cui operano e che sfruttano, comandate da amministratori ignoranti con il rolex e che non differenziano nemmeno l'immondizia. Sono multinazionali anche le piccole e medie imprese dotate di un impianto di produzione o di distribuzione all'estero. E dire che se è una cosa è americana allora fa schifo è come dire che gli italiani sono tutti mafiosi o che qui a Milano abbiamo tutti la fabbrichetta…

  13. puo darsi che effettivamente mi sia accanito contro la chevron ma e vero che non e l unica potrei citarne non poche nordamericane e non…in Italia e non, pero bisognerebbe anche un po riflettere su questo: purtroppo ai paesi in via di sviluppo (asiatici, africani o americani) si pensa quando succede qualche calamita o qualcosa di particolarmente grave anche magari dal punto di vista politico….voglio dire: se chiediamo ai 56 milioni di italiani dove e situato l ecuador, a malapena lo sapranno segnalare sul mappamondo….quanti sanno per esempio dell iniziativa yasuni che ha l obbiettivo di preservare una piccola ma significativa parte dell amazzonia ecuadoriana….vi invito a googleare un po cercando progetto yasuni ITT visto che sulla pagina ufficiale non sembra esserci la traduzione in inglese..grazie comunque per il vostro commento, forse effettivamente, mi sono sbilanciato eccessivamente….buona panificazione da Quito.

  14. Insinuare che mangiando il Kamut si risolvono o prevengono o riducono problemi di salute e spese mediche mi sembra molto più che esilarante. La mia avversione per questo granello cresce sempre più ogni volta che approfondisco l'argomento, soprattutto grazie alla commercializzazione di cui è stato fatto oggetto. Tra l'altro tecnologicamente mi sembra molto carente, e parlo di tecnologia casalinga. Nico

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