Che il locale sia veramente locale (perpiacere)

Passeggiando, in pausa pranzo, in un supermercato Coop in provincia di Bologna, mi sono imbattuto nel frontalino della foto. Ho omesso la descrizione del prodotto e il prezzo, perchè quello che mi interessa è il messaggio che viene portato al consumatore: “cereali e derivati dell’Emilia-Romagna”…ma sopratutto “vicini, buoni, tipici, nostri”.

Devo ammettere, questa comunicazione, a partire dalla linea grafica fino al messaggio in sè, mi piace molto. Complimenti. Fa parte di un progetto più ampio chiamato territori.COOP volto, in linea teorica, a valorizzare le produzioni dei territori dove questi supermercati sono dislocati.

Avete letto bene, ho scritto “in linea teorica”.
Cosa pensa un consumatore medio tra le corsie di un supermercato, magari alla ricerca di una buona farina dopo aver letto una ricetta con la pasta madre sul nostro sito e dopo aver ricevuto una dose del nostro amato lievito da uno spacciatore di fiducia?
Potrebbe essere portato a pensare: “che bello, ho trovato nel supermercato sotto casa una farina locale (c’è scitto “vicini”),  gustosa (“buona”…sarà macinata a pietra come consigliano su http://www.pastamadre.net?), che rispetta le varietà del territorio (sarà di grani antichi? c’è scritto “tipica”?)”…e così via.

E così, in un lampo, si rivaluta commercialmente un prodotto industriale.

Parecchi dei “frontalini” sparsi nel supermercato promuovevano farine, pani e sostituti del pane confezionati di aziende che hanno la sede “legale” nella nostra regione, ma che utilizzano farine “non locali”, sicuramente non macinate a pietra, sicuramente “non di varietà antiche”.
Il frontalino della foto si riferisce alla farina di frumento 00 (e già il primo “arghh!”), non biologica (naturalmente), di una multinazionale che nel 2008 ha fatto 4,5 miliardi di euro di fatturato (fonte wikipedia).
Cosa c’è di “nostro” in tutto questo?

Ho provato a contattare l’ufficio stampa di Coop e il servizio clienti dell’azienda.
Da Coop nessuna risposta (avrò sbagliato indirizzo, probabilmente, ma il sito è poco chiaro e non potevo permettermi di investire troppo tempo, chiedo scusa), mentre dal servizio clienti del “mulino” ho ricevuto una mail dove mi chiedevano il telefono per essere ricontattato, ma poi il silenzio.

Lungi da me scagliarmi contro i colossi dei supermercati e dell’industria. Sarebbe una rimessa. L’unica cosa che chiedo, che auspico e che vorrei è che le informazioni siano chiare, corrette, e che non si cerchi di cavalcare il misero lavoro culturale di poche associazioni (noi, Slow Food, ecc…) sfruttandolo per rivalutare marchi e posizionamenti di mercato. Vorrei che la massaia di turno (penso a mia mamma e a tutte le nostre nonne) potesse passeggiare tra le corsie di un supermercato con la possibilità di capire veramente cosa sta comprando.
Ricordando che quello che compriamo non è soltanto uno “slogan” e nemmeno solo un “prodotto”, ma è Terra, agricoltura, semente, acqua, aria e lavoro. E molto altro.

P.s. Chiedo scusa in anticipo nel caso alcune informazioni qui contenute siano errate, false e tendenziose. Sono pronto a essere piacevolmente smentito.

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5 risposte a “Che il locale sia veramente locale (perpiacere)

  1. Partendo dal fatto che non voglio difendere la Coop vi vorrei fare notare anche i lati positivi di questa iniziativa.In negozio si trova un'opuscolo che parla del pane, le farine, eccetera.Tra i vari articoli ci sono ache un paio di richiami alla Pasta Madre, cosa che mi ha piacevolmente stupita in quanto è difficile sentirne parlare su mass-media a larga scala.In un'altro articolo spiega anche che per fare il pane in Coop usano il riporto del giorno prima.Su tutte le persone che hanno letto il fascicolo, ed in particolare il trafiletto in cui spiega che con la pasta madre si "produce un pane piu digeribile e conservabile", è possibile che nessuna si sia chiesta come fare ad averne un po'?

  2. Sono d'accordo sul consumo locale specialmente se in questo modo dai di che mangiare al contadino della tua regione (anche se faccio eccezioni facendomi mandare dall' Italia fichi secchi vist che qui non li trovo), per quanto riguarda il consumo di prodotti bio, prima di tutto direi che é fondamentale l'ética: essere sinceri e dire "sí, l'ho seminato e coltivato nel mio orto senza pesticidi e porcherie varie"…..il prezzo é un' altra faccenda: se nell' Europa o negli Usa in profonda recessione deve rappresentare un certo sforzo consumare alimenti bio, che percentuale della popolazione dei paesi del terzo mondo possano concedersi questo "lusso"? Credo siano ben pochi….come fa, il sottoscritto, a farsi mandare per esempio 20 kg di una farina xxxx bio (non dico la marca perché magari interpretano male ho molto rispetto per Mulino Marino e il loro processo)se la mia farina deve attraversare tutto l' Atlantico per raggiungermi e facilmente costerá piú la spedizione che lafarina in se…Saluti da Quito atutti..

  3. che dire è una notizia che ho letto solo ora,da coop poi ultimamente mi aspetto di tutto,non vado più a farci la spesa io la farina la compro al mulino d i borgonuovo,peccato però che ci si comporti così..cinzia

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