Seminare il futuro partendo dal passato

La scorsa domenica in diverse aziende agricole biologiche sparse in tutta Italia si è tenuto l’evento “Seminare il Futuro“. Questo progetto, portato per la prima volta in Italia dal gruppo Ecornaturasì Baule Volante (gruppo leader nel mercato dei prodotti biologici), è nato in Svizzera qualche anno fa dall’idea di alcuni agricoltori biodinamici con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori sul tema della provenienza del cibo e del futuro dell’agricoltura, attraverso una proposta originale e coinvolgente.
Seminare, appunto. Nel verso senso della parola.

Ho partecipato dunque all’iniziativa tenutasi al Parco della Chiusa (Parco Talon, per noi bolognesi) presso la cooperativa agricola biodinamica OrTalon, gestita dall’amico (e grande esperto di biodinamica) Silvano Cristiani. Questa cooperativa, oltre a gestire attivamente una parte dei terreni del parco (coltivandoli! riportandoli all’agricoltura!) fa anche parte del progetto BioPane, e, proprio all’interno del parco pubblico, ha adibito alcune aree alla coltivazione di frumenti biodinamici.
E noi, domenica scorsa, abbiamo seminato proprio queste vecchie varietà di frumento!

Questa esperienza ha fatto nascere in me alcune riflessioni che vorrei condividere con voi. Mi piacerebbe, inoltre, avere qualche vostra impressione qui sotto tra i commenti.
Vi posto anche alcune foto che sono del collega e amico Luca Selva (tranne la prima della mia “solita” fotografa Chiara)

C’è chi, in questo momento di crisi economica e di valori, risponde lamentandosi, deprimendosi, rinchiudendosi in uno stato di silenzio e depressione.
“Non ne usciremo mai, tanto vale adeguarsi e tirare avanti”.

Altri, specialmente i più giovani, provano a fuggire cercando fortuna altrove, fuori dall’Italia, dove la ricerca universitaria ancora funziona e dove un posto fisso non è una chimera.
“Me ne vado a lavorare all’estero, mi hanno assunto con assegno di ricerca e contratto a tempo indeterminato”.

E poi c’è chi ha la fiducia nel cambiamento, qui e ora, chi ha la voglia e l’entusiasmo per provare a migliorare le cose a casa propria, chi ama la propria Terra e ne è figlio e se ne prende cura, nel rispetto dei propri padri e per il futuro dei propri nipoti.
Il futuro è nella Terra. La stessa Terra che questa economia vocata al profitto e allo sfruttamento sta martoriando. E’ un sistema in disequilibrio, dove l’aumentare del guadagno (di pochi) è a discapito della sopravvivenza (di molti). Questa Terra che non è più considerata “madre”, ma schiava, soffre e soccombe sotto il peso della nostra presunta “civiltà”.
Siamo alla fine. Alle ceneri.

E’ in questo momento che serve una svolta di rottura. Un cambiamento di rotta che non nasce nè dalla fuga nè dalla depressione, ma dall’ottimismo e dall’amore.
Serve una nuova era che porti fiducia e nuova linfa. Bisogna credere che tutto possa cambiare (in meglio).
Un gesto di fiducia, insomma.
E in un momento in cui tutti cercano di raccogliere, accumulare, raggiungere il massimo del profitto prima che la nave affondi, quale, se non il seminare, è il miglior gesto di fiducia e amore verso il futuro?

C’è un detto che dice: “Se vuoi mangiare oggi, raccogli. Se vuoi mangiare domani, semina”. Semina il futuro.
E cosa c’è di più simbolico del seminare un campo di grano?
Il grano è vita, è nutrimento, è, appunto, futuro. Non c’è gesto più simbolico.

Se poi questo grano è di varietà di grano tenero “antiche”, dei primi del secolo, come Inallettabile, Andriolo, ma anche Gentil Rosso, Verna e Frassineto (ve li ricordate? sono gli stessi grani del progetto BioPane di cui abbiamo parlato tempo fa e che sono stati i protagonisti degli scorsi eventi “Pasta Madre” 2010 e 2011), è ancora più forte come messaggio.

Abbiamo seminato il futuro partendo dal passato.
Come dire: “guarda, cara mia economia post-industriale e post-moderna, cara mia agro-industria che sfrutta la Terra per il profitto economico di poche multinazionali, guarda! Non solo abbiamo fiducia nel futuro e, anzichè raccogliere (e scappare), seminiamo, ma seminiamo addirittura un grano vecchio, passato, che non esiste più, che è stato soppiantato dai tuoi grani moderni, che producono molto e che costano poco.
Seminiamo un grano che è più sostenibile, per la nostra salute e per l’ambiente, che consuma poche risorse idriche, che non ha bisogna di pesticidi e erbicidi, nè di concimi. Non ha insomma bisogno del tuo petrolio che è la base di tutto (e che produce fame e guerra) e per di più è più buono e gustoso e digeribile.
Seminiamo il passato non perchè siamo feticisti, non perchè siamo anti-progresso, ma perchè ci rendiamo conto che dove siamo arrivati (dove ci avete portato) è un punto di non ritorno. E’ un passato, infatti, che si adatta benissimo anche al nostro presente e che è la risposta per il nostro futuro.”

Ci siamo ritrovati per seminare, e tra qualche mese ci ritroveremo per raccogliere il frutto del nostro lavoro ma sopratutto del nostro amore. E dei nostri sorrisi.  

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5 risposte a “Seminare il futuro partendo dal passato

  1. che dire? è una cosa meravigliosa! spesso mi trovo bloccata per il mio fare quotidiano perchè anche con le piccole mie cose cerco di dare una svolta a questo futuro incerto… qui nella provincia di Macerata ancora si vive nel piccolo orticello e l'unione fa la forza è solo un " detto"… ma qualcuno sta facendo la differenza….

  2. Anch'io ho parrtecipato a Seminare il futuro. Sono stata alle Cascine Orsine di Bereguardo (Pv). La semina è stata un momento gioioso, che mi ha dato modo di conoscere delle persone meravigliose. Ricordiamo che sono i piccoli gesti che, uniti uno all'altro, possono fare la differenza.

  3. Condivido pienamente la tua analisi e le tue riflessione. Io appartengo a quella parte di persone che difronte al disastro che quotidianamente vediamo e leggiamo ha deciso anche se in piccola misura di appartenere alla terra. Lo faccio come posso e con piccole cose come cercando di non sprecare acqua, spegnendo la luce quando non serve prediligere cibi bio cercando di cucinare in modo sano, usando l'auto il meno possibile. Insomma con piccole azioni quotidiane e sper di essere un esempio per le mie figlie, anzi vedo che lo sono. Grazie a voi che vi impegnate e avete una visione più ampia della mia possiamo, insieme, prenderci cura della nostra terra. Con singole goccie si riempiono dei contenitori. Buon proseguimento a tutti. Raffaella (scusate ma non so cosa devo mettere nello spazio: "Commenta come". Sob che ignorante!

  4. Grazie Riccardo, condivido pienamente quanto hai scritto! Dobbiamo davvero costruire il nostro futuro a partire dai nostri gesti e dai nostri pensieri, piccoli o grandi che siano, e la giornata di domenica è stata anche una grande festa e una grande gioia. Il tuo scritto mi sembra proprio un manifesto da condividere e diffondere, per contaminare il grigiume che ci circonda.

  5. Anche io ho partecipato, a Cissone, in Piemonte presso AgriBio ed è stata un'esperienza intensa. Ma come mi fa notare l'amico Battista che di cereali se ne intende: "che il grano antico seminato a mano non abbia bisogno di petrolio, vuol dire che lo si deve falciare a mano e che lo si deve battere a mano, oppure con una macchina che giri a vento o mossa da asini, però agli asini bisogna dare da mangiare d'inverno il che vuol dire che il fieno va tagliato a mano, e portato a casa con gli stessi asini, e poi stoccato a mano e deve essere sufficiente per passare l'inverno…" Questo non toglie nulla alle tue riflessioni che condivido nello spirito ma credo aggiunga un pò di verità. La scorsa estate con Battista, Stefano, Ivana, Susanna, Cesare ed altri amici si è mietuto grano e segale a mano e con una vecchia BCS mentre si è trebbiato con una trebbiatrice Orsi della metà del secolo scorso azionata da un vecchio trattore.

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